Fight Club*
In passato era sufficiente, quando tornavo a casa rabbioso e sapevo che la mia vita non stava dietro al mio piano quinquennale, mettermi a ripulire l'appartamento o lucidare la macchina. Un giorno sarei morto senza una cicatrice addosso e avrei lasciato un gran bell'appartamento e una gran bella macchina. Molto, molto belli, fino al formarsi di un nuovo velo di polvere o fino all'arrivo di un nuovo propietario. Non c'è niente di statico. Persino la Gioconda se ne va a pezzi. Da quando c'è il fight club posso far dondolare metà dei denti che ho in bocca.
Forse l'automiglioramento non è la risposta.
Tyler non ha mai conosciuto suo padre.
Forse la risposta è l'autodistruzione.
Tyler ed io andiamo ancora al fight club, insieme. Il fight club è lo scantinato di un bar, adesso, il sabato sera, dopo l'ora di chiusura, e settimana dopo settimana, quando ci vai ci trovi più gente.
Tyler si piazzasotto l'unica luce al centro del nero scantinato di cemento e vede quella luce riflettersi nel buio in cento paia d'occhi. La prima cosa che Tyler grida è: "La prima regola del fight club è che non si parla del fight club".
"La seconda regola del fight club" grida Tyler, "è che non si parla del fight club".

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