Carrie si svegliò di scatto e irruppe nel silenzio che la notte portò nella sua casa in città. Era madida di sudore, non certo per il caldo visto che il mese d’Ottobre è un mese pre-invernale, era sudore freddo. Paura.
I suoi sogni erano carichi di odio e paura, i suoi pensieri pieni di dubbi e rimorsi. Tutto ciò le creava un certo disagio: pensate a quanto ci vuole per addormentarsi quando si ha la mente piena di tanta merda, ed una volta che si è riusciti a immergersi nei meandri del sonno, i sogni che tiri fuori da quella testolina meccanicamente razionale ed al contempo involontariamente irrazionale, siano dei veri e propri incubi infernali paragonabili ad un’apocalisse celebrale.
Non è semplicemente un brutto sogno e basta, è qualcosa di più. Carrie lo sapeva bene. Conosceva le sue sensazioni, il suo stato d’animo. Non stava affatto bene…
“Carrie, stai bene, è stato solo un brutto sogno; forse a causa dei troppi zuccheri assunti oggi oppure a causa dello stress da lavoro”, pensò la giovane donna, che, ancora trentenne, non si curava delle piccole rughe che incominciavano a solcare il suo volto bianco e delicato. I suoi occhi azzurri erano un regalo di sua madre; l’unica cosa, insieme a una foto ed una vecchia Bibbia che le erano rimaste di lei.
Poco importava… Carrie non era attaccata a sentimentalismi familiari, proprio perché una famiglia non l’ha mai avuta. Sua madre morì durante il parto, il padre invece era un marine in pensione con problemi d’alcol. Aveva sicuramente visto l’inferno a Nha Trang e ne era rimasto talmente scioccato che, ritornato dal Vietnam, scoprì che sarebbe stato più divertente attaccarsi ad una bottiglia che crescere una figlia. In un certo senso con sua figlia ci si divertiva ogni tanto, ma non stò qui a raccontare come…
“Devo smetterla di fare questi sogni…”
Si alzò dal letto a due piazze ancora caldo e si diresse verso il soggiorno. Camminava sempre scalza in casa sua… Il contatto con la moquette le dava sempre un senso di piacere ai piedi, forse perché da piccola adorava scorrazzare a nudi piedi sul grande prato dietro la fattoria dei nonni (i suoi nuovi genitori dopo che il padre fu denunciato per molestie) che si trovava nel grande stato del Texas.
Adorava il clima del sud, gli odori, la cucina l’accento del sud. Dopo il diploma era stata con alcune amiche in viaggio nel Mississipi o giù di lì, vivendo un esperienza unica fatta di vita all’aria aperta ed a contatto con la natura. La decisione di partire gli era venuta subito dopo aver visto il film “Into the Wild” e aveva deciso di voler emulare le imprese e la vita di Christopher Mccandless, certo non il finale del film (visto che alla fine della storia, dopo aver raggiunto l’Alaska e dopo tanto girovagare il protagonista muore), dove si sà che quella frase, “the end”, alla fine di un film, indica che da lì a breve ti passeranno davanti agli occhi i titoli di coda con quella lunga sfilza di nomi che scorrono di solito su uno sfondo nero, ma per Carrie la storia era solo all’inizio e solo lei poteva decidere come tutto sarebbe andato a finire.(Ogni forma di testo, anche breve, è tutelata dalla normativa sul diritto d'autore e non può essere copiata, riprodotta (anche in altri formati o su supporti diversi), né tantomeno è possibile appropriarsi della sua paternità).
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